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San Andreas – Sfasciamo tutto senza un perchè

San_Andreas_2015Belli gli anni ’90! Li ricordo ancora con una deprimente nostalgia. I disaster movie, dopo i primi timidi successi alla Dante’s Peak, iniziarono a moltiplicarsi come funghi ad un tasso di crescita tanto elevato quanto il grado di spettacolarità preteso dagli Studios di Hollywood per garantirne il successo al box office. Il classico concetto di americanata lo sentii le prime volte proprio riferito a queste pellicole, con una punta di disprezzo per delle opere teoricamente messe in piedi con un elevato budget, una marea di CGI e qualche attore famoso piazzato qua e la. Poi l’interesse del pubblico calò e dopo asteroidi, vulcani, terremoti, naufragi, tsunami e invasioni aliene il box office emise il suo verdetto: la gente si era rotta le scatole. L’unico a non sentirci bene rimase Roland Emmerich, il quale insistette con 10.000 AC e 2012 nella convezione che il pubblico avrebbe gradito.

Prima di vederlo tornare con la sua ennesima stronzata (il sequel di Independence Day), possiamo immergerci nell’attualissimo San Andreas, con quel figo di The Rock e quella figa di Alexandra Daddario, che dopo True Detective è stata promossa a pieno titolo tra i migliori 50 topless di sempre. Non dimentichiamoci di Carla Gugino, di Paul Giamatti e di Ioan Gruffudd, costretto a recitare la parte di un uomo demmerda che alla fine, come succede sempre in questi film,  troverà la sua ricompensa nel disastro.


La Storia

san andreasLa vicenda è alquanto risibile e la si può definire quasi The Rock-centrica. Il film inizia infatti con una teenager che finisce con la macchina in una scarpata e ha bisogno di immediato aiuto in una corsa contro il tempo al cardiopalma. Fortunatamente alla guida dell’elicottero di soccorso c’è Ray Gaines (The Rock), esperto in missioni e veterano di guerra che risolve la situazione mettendoci una pezza e portando a casa tutti sani e salvi. Purtroppo la natura sembra voglia metterlo alla prova, preparando per lui e la popolazione della California uno sciame sismico di proporzioni sempre più devastanti, presagendo il famoso distacco dello Stato dal resto del continente,lungo la faglia di San Andreas. A nulla valgono gli allarmanti messaggi del sismologo Dr. Lawrence Hayes (Paul Giamatti), giunti troppo tardi rispetto al disastro. In tutto questo si alternano i soliti ritriti topos del genere disaster: famiglia precedentemente allo sfascio che dopo l’orrore ritroverà un motivo per ricominciare; l’amante e terzo in comodo di lei che fa una brutta fine (quasi come se ricevesse una punizione divina); la figlia adolescente che se la sa cavare con incredibile sangue freddo davanti alle situazioni più spaventose trovando pure l’amore nel ragazzino sopravvissuto di turno; generosità e buoni propositi a gogò. Posta in ginocchio dal sisma apocalittico e uno tsunami che arriva a schiantare una portaerei contro i grattacieli di San Francisco, la costa occidentale americana fa i conti a fine film con una devastazione da piaga biblica, i cui morti si conterebbero a milioni e il sistema socio-economico di tutta la California sarebbe totalmente estinto. Ma fortunatamente The Rock chiude i 114 minuti di pellicola con una botta testosteronica di ottimismo e il classico patriottico Ricostruiremo tutto! perché l’America non si inginocchia mai. Ma mai mai.


Pro

A dispetto dei disaster movie che lo hanno preceduto, San Andreas è film dal buon ritmo narrativo, dove i protagonisti riescono a passarsi il testimone senza dimostrarsi troppo invadenti e la noia non subentra quasi mai. Il terremoto in San Andreas colpisce con crescente violenza più e più volte, diventando quasi un protagonista lui stesso, o meglio un villain dal quale tutti cercano una via di fuga. Il regista Brad Peyton si trova a suo agio con Dwayne Johnson davanti alla macchina da presa, avendo già lavorato con lui nel 2012 in Viaggio nell’isola misteriosa, così come è buona la sua capacità di gestire le scene cariche di effetti speciali, spina dorsale del film (mancando di una storia era il minimo).


Contro 

san_andreas-3-e1433740117419-1940x1091Un difetto che salta subito all’occhio di San Andreas è la pessima alchimia familiare tra Ray (The Rock), la sua ex moglie (Carla Gugino) e la loro figlia Blake (Alexandra Daddario).  Come se non bastasse ci si chiede come fanno due persone dai colori molto scuri a generare una figlia (Blake) con gli occhi incredibilmente azzurri? Mendel avrebbe da ridire sicuramente. Il film è a tutti gli effetti progettato per intrattenere senza dare nulla in più, la storia è inesistente e quando scorrono i titoli di coda si avverte la sensazione di avere buttato del tempo. Il brusco finale è la degna conferma di questa teoria e non viene mai chiamato in causa il governo americano o il presidente, come non si vedono mezzi militari di soccorso per tutto il film. La California è sostanzialmente lasciata sola per tutta la durata della sua agonia. Il personaggio di The Rock è particolarmente irritante poichè riesce a capire tutto prima che questo accada, senza margine d’errore; non si ferisce mai e se decide di sfidare con un misero gommone un’onda di 25 metri il risultato è sempre a suo favore. Inoltre sa trattenere il fiato per quanto tempo vuole e pilota qualsiasi cosa abbia un motore (aereo,macchina,elicottero,barca). Insomma la fallibilità del personaggio non è minimamente contemplata e questo rende indigesta la sua performance. In tutta sincerità sul finale ho sperato gli morisse la figlia perchè doveva andargli una cazzo di cosa storta prima o poi. Ma ovviamente…