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True Detective 2 nel dettaglio

Lo scrittore Nic Pizzolato aveva centrato il bersaglio nel 2014 con la prima stagione di True Detective, una serie così bella ed intensa da calamitare un successo di pubblico e critica. Merito ovviamente anche dei protagonisti Rust e Marty, azzeccati per i rispettivi ruoli  e capaci di segnare un clamoroso autogol nel momento in cui si è scoperto che non sarebbero stati presenti nella successiva stagione. Si perchè True Detective è una serie antologica e gli eventi che vengono narrati (come i protagonisti) nascono e muoiono nell’arco di sole otto puntate. Lo sforzo di Sky Atlantic quest’anno ha permesso ai suoi abbonanti di godere in contemporanea dello show, segno che l’esigenza di fornire il prima possibile la fruizione degli episodi al pubblico più esigente è finalmente percepita dai network come la componente essenziale di un servizio di qualità. Benchè le premesse ci fossero tutte, la macchina True Detective quest’anno non ha funzionato a dovere, probabilmente sporcata da uno script troppo lento e incapace di rispettare gli standard di qualità della prima stagione. Ma andiamo con ordine.


L’ Opening

il-video-con-la-sigla-di-true-detective-2Leonard Cohen firma con la sua Nevermind  l’opening della stagione, ancora una volta girato con i classici effetti visivi che rappresentano il brand distintivo dello show. I toni psichedelici della prima stagione vengono rimpiazzati da immagini meno luminose e più artistiche, in un groviglio di colori esaltati come sempre dalla vista delle highway americane. Ancora una volta vediamo tutte le sagome dei protagonisti e, mentre Cohen canta, “giochiamo” a riconoscere chi è chi. Tutti i gusti sono gusti, ma alla musica di Cohen ho preferito Far From Any Road dei The Handsome Family, autori dell’openening della prima stagione. Cliccate sull’immagine per vedere l’opening.


La storia

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L’alcol mi rilassa e io voglio rimanere incazzato

L’intreccio narrativo della stagione è molto complicato e si rifà ad uno stile noir condito con  numerose battute e pochissima action. Un poliziesco in piena regola, con personaggi spigolosi e tormentati da ricordi ed esperienze ai limiti della sopportazione. La vicenda si svolge nell’ immaginaria città di Vinci, sud California, una periferia urbana che per decenni è stata colpita da un elevato sviluppo industriale. La storia di vinci è la storia di un successo in un’economia depressa dice il sindaco della città Austin Chessani, burocrate corrotto con il vizio delle prostitute e dell’acool. Le lottizzazioni fanno gola a molti affarasti col fiuto da squalo, soprattutto rispetto al cosidetto “corridoio ferroviario”. In questa cornice speculativa accade il fattaccio che smuove le acque torbide di un’alta società ormai marcescente: l’assassinio di Ben Caspere, losco figuro e braccio destro del sindaco Chessani, torturato e mutilato dai suoi carnefici, probabilmente desiderosi di estorcere informazioni preziose. Un personaggio con le mani in pasta ovunque, un pervertito a cui piace “la dolce fica dell’est europa“, un gestore di appalti truccati, mazzette e festini hard, un ladro che sperpera i soldi del suo socio in affari Frank Samyon, lasciandolo annegare tra i piranha del mercato immobiliare.

Frank non è un mafioso qualunque, è nato dal basso, si è fatto da solo ed è in grado di resistere, di trovare i soldi per restare a galla benchè la sua poker room ormai sia quasi al collasso finanziario. E’ un abile manipolatore e non si tira indietro quando vede che un’opportunità può essere colta, come quando apprende della straziente storia del detective Ray Velcoro, la cui moglie è stata stuprata da un tossico. Frank gli fornirà il nome del colpevole, conscio che Velcoro si farà giustizia, servendogli su di un piatto la giusta leva per essere ricattato. Ray negli anni è stato consumato dagli eventi della vita, il suo matrimonio è andato a rotoli e suo figlio (la cui paternità è dubbia) è tutto ciò che gli resta assieme al suo lavoro. L’indagine sull’omicidio Caspere su cui è chiamato ad indagare scoperchia il vaso di Pandora del malaffare e coinvolge tanto la polizia di Vinci tanto quella delle contee vicine. Si uniranno all’indagine la detective Antigone Dezzeridis (dell’ufficio dello sheriffo di Ventura) e il giovane ex militare Paul Woodrugh della Highway Patrol, con alle spalle alcune operazioni militari infamanti e una omossessualità ancora non del tutto accettata. Chi ha ucciso Ben Caspere? Questa è la domanda principale di True Detective 2.


Il Cast

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Quando fumavo la sigaretta elettronica sembrava di succhiare il cazzo a un robot

Farrell, Voughn, McAdams, Kitsch. Quattro altisonanti nomi di Hollywood che si rubano la scena non facendo del bene allo show, come spesso accade quando è presente un tale agglomerato di star. Farrel e Kitsch non si discostano troppo dai ruoli che solitamente interpretano e questo ci aiuta a capirne la psicologia senza troppi sforzi. Il Ray Velcoro fumatore, ubriacone, mezzo nevrotico e con scatti di rabbia incontrollati è un personaggio pienamente nelle corde di Colin Farrell, che ha il pregio di riuscire a simulare attimi di nervosismo talmente estremi da raggiungere i limiti di un’esplosione nucleare, soprattutto nei momenti in cui qualcuno tocca il tasto dolente della sua vita: lo stupro della moglie e la custodia del figlio. E’ un uomo che nonostante tutto cerca di fare la cosa giusta, ma il fiume di rabbia che gli scorre dentro è come acido nelle vene che lo consuma  a poco a poco e lo induce a fare grossi, grossissimi errori. Diversamente la faccia d’angelo di Taylor Kitsch inquadra l’attore perfettamente nel ruolo del “belloccio” con problemi personali, di quelli dal quale non si riesce facilmente a scappare. Mono espressivo, granitico e privo di emozioni, ci regala un Paul Woodrugh piuttosto inutile e la cui storia può essere definita indigesta, nonchè priva di mordente.

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La prossima volta che mi punti una pistola fai in modo che io non ti veda

Diverse considerazioni possono farsi per il Frank Semyon di Vince Vaughn e l’Antigone Dezzeridis di Rachel McAdams. E’ difficilissimo all’inzio abituarsi a un Vaughn serio, sopratutto dopo una filmografia che vede magistrali ruoli in commedie quali 2 Single a Nozze, Vicini del Terzo Tipo, Gli Stagisti ecc ecc.  Ci vuole tempo per abituarsi a questo mafioso con la moglie bellissima (Kelly Really), a questo gangster il cui mondo sta andando in pezzi un poco alla volta. Di Vaughn convince poco l’autorità, efficace nell’aspetto intimidatorio del suo fare, ma privo di metodi brutali. Frank Semyon è solo un gangster che sta perdendo soldi e non riesce ad avere un figlio. Non si sporca le mani quasi mai e filosofeggia tutto il tempo.

Antigone Dezzeridis è molto cazzuta, con una forte determinazione e una rabbia che la spingono spesso ad oltrepassare il limite. Rachel McAdams veniva dalle commedie romantiche e anche lei era in 2 Single a Nozze ma, in modo insolito, ci mostra un nuovo lato di se con una recitazione che ricorda a tratti La Sposa di Kill Bill. Vendicativa, arrabbiata, con un codice morale. Questo True Detective rende maggior giustizia ai ruoli femminili, gli stessi che nella prima stagione erano stati piuttosto marginali e relegati a casalinghe disperate e vittime sacrificali; diversamente nella seconda stagione esiste un maggior contenuto di personaggi in rosa che spaziano dalla detective “con le palle” alle prostituite “da orgia”.


Cosa ha funzionato

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Una brava ragazza mitiga i nostri istinti più bassi

Il cast di attori scelto per True Detective 2 mantiene alto il livello qualititativo della serie. Certo, l’alchimia creatasi tra Matthew McConaughey e Woody Harrelson nella prima stagione è inarrivabile, ma qui le cose sono un tantino diverse dato il sovrannumero di protagonisti. Certamente la coppia che funziona meglio è quella Vaughn-Farrell, legati da un’amicizia pericolosa che li porterà ad avere più di un diverbio, con annesso teso confronto faccia a faccia davanti ad un caffè (e pistole sotto il tavolo) e sul finale, un destino parallelo. Ben girata la scena dellorgia alla Kubrick nella penultima puntata, anche se si è sicuramente preferito non esagerare con la disinvoltura nel mostrare le troppe scene di sesso. Il sesso in True Detective 2 è infatti quasi del tutto bandito, non perchè venga demonizzato, ma perchè in disaccordo col tono della stagione, con personaggi oscuri e spigolosi. Il poco sesso che si vede è più amore che altro, soprattutto quello consumato tra Farrell e McAdams. I personaggi lo usano come mezzo per esplorarare se stessi, per guarire dalle ferite emotive che abbiamo imparato a conoscere perfettamente per tutta la stagione, e che lentamente li logorano dal profondo. Di True Detective sicuramente le ultime tre puntate sono le più intense, a differenza degli episodi centrali che sono a tratti  così confusi da sembrare non avere un senso logico. Il passaggio che coinvolge la sparatoria della quarta puntata e la parte iniziale della quinta ha uno stacco straniante, quasi onirico. A tratti sembra di aver cambiato canale.


Cosa non ha funzionato

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La tua parte peggiore a volte è quella migliore

Troppe storie connesse tra loro da un intreccio eccessivamente complesso non sempre si rivelano un buon modo per garantire il successo di una serie (Lost insegna). La straordinaria capacità con cui True Detective ci fa perdere il filo è cosa che nemmeno il Trono di Spade è in grado di fare; ci sono assasini, politici, poliziotti, santoni, diamanti, gangstar, cliniche di fertilità, omosessualità represse, militari, false identità, problemi di paternità, stupri, corruzione, affari, orgie, ragazzini vendicativi e visioni pre mortem. C’è di tutto in otto puntate e nulla. Un’unica sottile trama avrebbe semplificato le cose e reso il brodo facile da capire e ingerire. Non tutti hanno la pazienza di rivedere la stagione come il sottoscritto perchè non ci ha capito nulla, la maggior parte delle persone non solo non si riguarda 8 episodi da 50 minuti l’uno (tranne l’ultimo) ma si ferma quasi sempre al secondo episodio prima di abbandonare la serie. La sensazione è che il successo di True Detective 2 era stavolta legato al binge watching alla Netflix: solo una distribuzione di tutti gli episodi in una volta sola ci avrebbe consentito di divorare la stagione subito e nella sua interezza senza perdere il filo narrativo. Stavoltà è stato il concetto stesso di serialità a non funzionare e sabotare il progetto. Per certo HBO ha rinnovato la serie con una terza stagione, e forse il connotato antologico stavolta sarà la sua più grande fortuna. Basta Vinci e avanti il prossimo!