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Dieci anni fa usciva The Passion

passion_ChristEsattamente dieci anni fa esordiva nelle sale italiane The Passion, il film di Mel Gibson che ha riscritto pesantemente le regole dei religious-movie. Un film che fa scomparire del tutto tutti i precedenti film su Cristo in termini di veridicità e sopratutto realismo. Zeffirelli, Scorsese e pure Pasolini avevano fino a quel lontano 2004 sfornato film diversi sulla passione di Gesù, sia nei toni che nell’aderenza storica, affrontandosi sui punti focali del calvario di Cristo: esatta configurazione della croce, metodo di inchiodamento, numero corretto di frustate nella flagellazione ecc ecc.

Gibson fece delle scelte stilistiche rischiose, giocandosi praticamente a dadi 25 dei 30 milioni richiesti dal budget del film pur di portarlo in sala. Crudezza visiva, sangue a litri e lingua dell’epoca (aramaico e latino) sono state carte vincenti da giocare in una partita ove l’asso vincente era rappresentato dal cast: serio, più o meno famoso, paziente e meticoloso durante le riprese. Ecco allora che per celebrare simbolicamente i dieci anni dall’uscita di The Passion, riporto papale papale l’intervista che la rivista Ciak pubblicava nel suo numero di aprile 2004 ( e che custodisco nella mia collezione) proprio all’immenso regista Mel Gibson, durante la presentazione del film in italia. Lo scopo è puramente divulgativo per tutti quelli che se la fossero persa.

Com’è nata questa sua meditazione sulla passione di Cristo?

E’ iniziata dodici anni fa. Ero precipitato in un baratro di miseria personale. Mi sembrava di scontrarmi contro un muro e non riuscivo a venirne fuori. Sono esperienze dolorose che spesso preludono a cambiamenti radicali. Nel mio caso fu la fede a permettermi di risollevarmi. Mi concentrai sulla passione, il tema centrale della dottrina cristiana.

Come ha trasformato questa sua personalissima esperienza in un film?

L’intero processo di guarigione diventa una parte integrale di ciò che sei e, se sei un artista, prima o poi trovi il modo di farlo venire fuori. C’è un’urgenza, un’inevitabilità che non puoi controllare. Basti pensare a Michelangelo o a Leonardo – non che io voglia paragonarmi a loro – uomini piuttosto venali, ricchi di debolezze eppure capaci di produrre capolavori squisiti. E’ dal loro tormento personale, dalla loro umanità guasta e sofferente che sono nati quei capolavori. Siamo tutti creature danneggiate, ma c’è qualcosa di meglio al di là di quello: basta cercarlo.

La_passione_di_Cristo---02Ci vuole un certo coraggio a fare un film provocatorio come il suo.

Io non sono coraggioso, sono terrorizzato e lo sono stato tutta la vita. Quando ero bambino la mia famiglia fu perseguitata perchè eravamo cattolici. lo ricordo molto bene. E’ successo ai cattolici, è successo agli ebrei e succede a un sacco di gente di essere perseguitati per quello che si è. Ho paura anche oggi, ma credo in questo film. Credo sia la verità perchè credo nella testimonianza dei Vangeli e nei principi della religione cristiana. Come filmaker ho cercato poi di fare un film che evitasse quella recitazione forzata e quel ridicolo look patinato e falso che mi è capitato di vedere in molte versioni cinematografiche.

Non c’è niente di patinato nelle scene della flagellazione sul calvario: c’è chi le considera troppo violente e c’è persino chi esce dalla sala…

C’è chi dice che Cristo sia stato flagellato 39 volte, ma ci sono testimonianze che il numero sia superiore. E’ una prova che nessun essere umano potrebbe superare. Nella Sindone per esempio – che è stata riconosciuta scientificamente autentica – non ci sono segni di pelle perchè non ne era rimasto neppure un brandello nel corpo di Cristo. Cristo fu percosso rabbiosamente e io ho voluto mostrarlo nel mio film perchè così non si era mai visto.

La-passione-di-Cristo-Ci sono interpretazioni diverse delle sacre scritture: lei è accusato di aver scelto quelle che creano maggior controversia…

Le scritture sono sempre state controverse. Nel corso dei secoli sono state rimaneggiate, mutilate, reinterpretate eppure hanno superato la prova del tempo. Direi che il mio film è piuttosto fedele alle scritture. Non ho certo improvvisato: ho letto volumi sull’argomento, ho parlato con studiosi della Bibbia e del Talmud per dodici anni. Questo non è il Vangelo secondo Mel. Certo: è la mia interpretazione, la mia visione. I vangeli per esempio non parlano di Maria che asciuga il sangue del figlio, ma non per questo ho tradito i Vangeli. C’è poi chi dice che i Vangeli non siano veri. Io credo che lo siano: è difficile pensare che gli apostoli abbiano sacrificato la loro vita per qualcosa che sapevano falso.

In fase di montaggio ha eliminato dal film una frase molto discussa sulla maledizione del popolo ebraico ritenuto responsabile della morte di Cristo. L’ha fatto per smussare l’attrito con la comunità ebraica?

Ho deciso di eliminarla, anche se credo in ogni riga dei Vangeli, perchè le interpretazioni teologiche di quell’affermazione sono vaste e non è possibile spiegarle in un secondo e mezzo sullo schermo. Non volevo che i miei detrattori mi accusassero di giocare la carta della colpevolezza. Il mio film parla di fede, speranza, amore e perdono. Non di colpe.

Di che altro parla il film?

Del sacrificio di Cristo e non di chi ha ucciso Cristo. Credo che l’abbiamo ucciso tutti noi e che lui sia morto per i peccati di tutti i tempi. Posso essere il primo nella fila dei colpevoli. Non nego di essermi comportato come un idiota nel passato e di aver fatto cose di cui non sono orgoglioso.

diavoloNella sua Passione sono le donne a mostrare compassione.

Crede che le donne per natura abbiano un’anima pacificatrice:  sono più compassionevoli, più consapevoli e spirituali. Gli uomini vanno in guerra, le donne hanno i bambini, piangono e perdono: è un fatto storico. Amo le donne e volevo ritrarle in una luce positiva.

Ma Satana ha le forme di Rosalinda Celentano…

Chi vuole farti deviare dal cammino della giustezza non può essere disgustoso, spiacevole o incutere paura. Deve essere magnetico, affascinante. Rosalinda ha l’innocenza di un bambino, la bellezza della maternità: potrebbe essere un angelo. E’ incredibilmente attraente, con una sensualità ambigua e, senza sopracciglia e con quella larva sul naso, è un’immagine indefinibile e inquietante.