Disclosure Day: Spielberg torna a guardare il cielo
Jurassic World - La Rinascita
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Ci sono ritorni che sanno di operazione nostalgia, e ci sono ritorni che sembrano la naturale, inevitabile chiusura di un cerchio. Disclosure Day appartiene alla seconda categoria. A quasi cinquant’anni da Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Steven Spielberg torna al tema che più di ogni altro ha definito la sua carriera, e lo fa non per rifare se stesso, ma per chiedersi cosa significhi oggi, nel 2026, alzare lo sguardo verso le stelle.
Siamo in Virginia, in un mondo sull’orlo di un nuovo conflitto globale. Daniel Kellner, esperto di sicurezza informatica interpretato da Josh O’Connor, entra in possesso di un dispositivo tecnologico di origine extraterrestre e di una serie di file che documentano decenni di contatti tra l’umanità e forme di vita aliene, a partire dal celebre incidente di Roswell. I documenti appartengono alla Wardex Corporation, un’agenzia segreta legata al governo statunitense, che non ha alcuna intenzione di lasciarli circolare. Mentre Kellner diventa un fuggitivo , dall’altra parte del paese una meteorologa di Kansas City, Margaret Fairchild (Emily Blunt), vive in diretta televisiva un episodio inspiegabile che la mette sulla stessa rotta. Le loro strade si incrociano, e da lì in poi il film si trasforma in una corsa contro il tempo per portare la verità a sette miliardi di persone.
Quello che colpisce fin dalle prime inquadrature è la scelta di Spielberg di non concedere respiro: niente lunghe introduzioni, nessuna spiegazione preventiva. La narrazione parte in medias res e costruisce un flusso quasi ininterrotto di emozioni, misteri e rivelazioni che tiene lo spettatore incollato allo schermo per tutta la durata. È un Spielberg che, alle soglie degli ottant’anni, dimostra ancora una sorprendente voglia di rischiare: il film respira un’audacia, quasi una spregiudicatezza, che non sempre era stata una caratteristica del suo cinema più recente.
Al centro di tutto c’è Emily Blunt, che offre probabilmente una delle interpretazioni più complete della sua carriera: paura, shock, empatia, intelligenza, curiosità e determinazione si alternano sul suo volto con una naturalezza disarmante. Josh O’Connor le tiene testa con un personaggio più nervoso e ossessivo, mentre Colin Firth ed Eve Hewson arricchiscono un cast corale che non spreca mai un’occasione. La fotografia di Janusz Kamiński, storico collaboratore del regista, alterna momenti di pura tensione claustrofobica a istanti di autentico stupore visivo, mentre le musiche di John Williams costruiscono atmosfera senza mai appesantire, dimostrando ancora una volta perché resti insuperato nel tradurre in note l’idea stessa di meraviglia.
Più che un film sugli alieni, Disclosure Day è un film sulla capacità di ascoltare: gli UFO, le cospirazioni, le rivelazioni sono il veicolo attraverso cui Spielberg continua a interrogarsi sull’umanità, sulla paura del diverso e sul bisogno collettivo di credere in qualcosa di più grande. Non tutto torna alla perfezione, certo: la sceneggiatura di David Koepp prova ad abbracciare molti temi insieme, e in alcuni snodi si percepisce la fatica di tenere tutto insieme. Ma è proprio quando il film rischia di perdersi che Spielberg, lo rimette in carreggiata con sicurezza assoluta.
Disclosure Day è la prova che, anche dopo cinquant’anni di carriera, Steven Spielberg ha ancora moltissimo da dire. Non è un film perfetto, e non aspira nemmeno a esserlo: è un’opera che preferisce rischiare, emozionare, lasciare qualche domanda aperta piuttosto che chiudere ogni cerchio con precisione chirurgica. Per chi è cresciuto con E.T. e Incontri Ravvicinati, è un ritorno a casa carico di significato. Per chi si avvicina per la prima volta al Spielberg “alieno”, è probabilmente uno dei modi migliori per scoprire perché questo regista resti, ancora oggi, un punto di riferimento assoluto del cinema popolare. Un blockbuster estivo con l’anima, e non capita spesso di poterlo dire.

