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Masters of the Universe – He-Man è tornato

Voto: 8/10 ⭐⭐⭐⭐

Ci sono personaggi che non appartengono soltanto alla cultura pop: appartengono a te. C’era un tempo in cui He-Man che alzava la Spada del Potere al cielo rappresentava il massimo della meraviglia per un’intera generazione. Per questo, l’idea di riportare il Campione di Eternia sul grande schermo nel 2026, rendendolo credibile agli occhi del pubblico moderno, sembrava una sfida quasi impossibile anche per i più talentuosi cineasti di Hollywood. Eppure Travis Knight ce l’ha fatta. Masters of the Universe è il blockbuster che non sapevamo di meritare: epico, divertente, emotivamente generoso, e capace di parlare tanto ai fan della prima ora quanto alle nuove generazioni. 

La trama

Da bambino, il Principe Adam viene strappato a Eternia durante una devastante guerra civile e trasportato sulla Terra — pianeta natale di sua madre Marlena — separato per quindici anni dalla Spada del Potere, persa nel vieggio dimensionale. Quando il ritrovamente della Spada innesca il suo ritorno a casa, Adam trova un mondo spezzato, schiacciato sotto il dominio del malvagio Skeletor. Per salvare la sua famiglia e il suo pianeta, dovrà fare i conti con un passato che non ha mai elaborato, stringere alleanza con la combattiva Teela e il veterano Man-At-Arms, e abbracciare il destino che ha sempre cercato di evitare: diventare He-Man, l’uomo più potente dell’universo.

 

Nicholas Galitzine è la vera rivelazione del film. Lontanissimo dai ruoli romantici che lo avevano reso noto, costruisce un Principe Adam credibile e sfaccettato: vulnerabile quando deve esserlo, feroce quando il momento lo richiede, ma soprattutto genuinamente umano. Il suo He-Man non è una macchina da guerra senza pensieri — è un leader che mette il gruppo davanti a sé stesso, che ragiona prima di combattere, che porta la forza come un peso e non come un privilegio. È un eroe figlio del suo tempo, e funziona alla perfezione proprio perché non cerca mai di compiacere, convince e basta. 

Accanto a lui, Idris Elba nei panni di Man-At-Arms è tutto ciò che ci si può aspettare da un attore della sua statura: presenza magnetica e autorità naturale. Camila Mendes trasforma Teela in una guerriera con carattere autentico, lontana dallo stereotipo della spalla femminile e distante  dalla Teela troppo mascolina vista nella serie Netflix Revelations. Il messaggio qui è addirittura opposto. Si tende  all’accettazione di sè, distaccandosi dalla mascolinità un pò tossica che affliggeva Masters of the Universe fin dalle sue origini. Tutto era sempra pompatissimo oltre misura e il conflitto fisico risolveva ogni impiccio. 

Il trio funziona, ha una chimica reale, e nelle sequenze di battaglia si percepisce un affiatamento che molti franchise costruiscono in tre film senza mai raggiungerlo davvero.

Se Galitzine stupisce per misura e profondità, la vera sorpresa porta il nome di Jared Leto. Il suo Skeletor è un villain teatrale nel senso migliore del termine: divorato dall’ambizione, corrosivo nell’ironia, capace di far ridere e inquietare nella stessa battuta. Leto abbandona ogni velleità di realismo e abbraccia la natura iperbolica del personaggio con un piacere evidente e contagioso. Non è lo Skeletor cupo e shakespeariano di Frank Langella nel 1987 — è qualcosa di diverso, di più moderno, di più pericolosamente divertente. Una performance che da sola vale il prezzo del biglietto. Leto lo  rende minaccioso il giusto, arricchendolo col macchiettismo tipico del cartoon. La risata eccessiva, l’essere malvagio perchè si e i siparietti coi propri sgherri apostrofati con nomiglioni ridicoli (razza di lurido pattume o insignificanti vermi) generano uno Skeletor fedele all’originale. 

Travis Knight — già autore del buon Bumblebee e CEO dello studio di animazione Laika — dimostra ancora una volta di saper fare qualcosa di raro nel cinema commerciale contemporaneo: mettere i personaggi al centro senza sacrificare lo spettacolo. Le sequenze d’azione su Eternia sono solidissime, coreografate con chiarezza visiva e senso del ritmo, mai caotiche. La fotografia di Fabian Wagner regala al pianeta di Adam una dimensione fantasy ampia e suggestiva, finalmente all’altezza dell’immaginario originale. La colonna sonora di Daniel Pemberton è pura adrenalina orchestrale, con momenti che rimangono in testa molto dopo i titoli di coda. I 141 minuti scorrono senza mai pesare: un risultato che, di questi tempi, non è affatto scontato.

Concludendo…

Masters of the Universe è la sorpresa più bella di questo 2026 cinematografico. Un blockbuster che riesce nell’impresa non banale di essere fedele allo spirito del franchise senza rimanerne prigioniero, di essere attuale senza rinunciare all’epicità della materia originale. Travis Knight ha costruito qualcosa di raro: un film che funziona come spettacolo pop e come racconto di formazione, che emoziona i quarantenni cresciuti con le action figure e conquista i teenager che vedono He-Man per la prima volta. Quando la Spada del Potere si alza verso il cielo nell’oscurità di Eternia, si avverte qualcosa di genuino — la sensazione che il cinema d’avventura, quello vero, non abbia perso nemmeno un grammo della sua forza. Ci sarà un continuo? Il film dopo i titoli di coda fa una promessa, ma sarà il box office a parlare. 

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