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The Young Pope

Dei dieci episodi di The Young Pope resterà indelebile nella memoria dello spettatore il peso delle parole e dei silenzi. Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa e, come in tutti i film di Sorrentino, ogni concetto che vale la pena di esprimere viene semplicemente espresso. Il resto è silenzio, protagonista indiscusso di quelle inquadrature che scivolano sul dolly richiamando lo sguardo su di un particolare dettaglio. 

Come in ogni opera di Sorrentino la sceneggiatura è il bene più prezioso nell’economia del progetto e, anche in questo caso, nulla è lasciato al caso. Alcuni co-protagonisti bucano letteralmente lo schermo e mantengono uno spessore accattivante senza mai cedere alla banalità nel divenire ciascuno portatore di un valore fondamentale (il dubbio, la tentazione, la saggezza) che gravita intorno alla figura del solare pontefice, in un disegno eliocentrico nel quale Pio XIII (Jude Law) esercita una forza  attrattiva invincibile. 

Si nutre immediatamente curiosità verso la figura di questo giovane papa, determinato a cambiare la chiesa in peggio, con l’intento di migliorarla. Pensiero dissonante ma che nel procedere degli episodi diventa una radicale concretezza. Vizioso, fumatore, mostra svogliatezza in ogni cosa che fa nel turbinio di pensieri decadenti e narcisisti i cui effetti riserbano l’avvicinamento personale dello spettatore ad un essere più umano che divino, ad un uomo inciampato in un pontificato da lui desiderato solo per il gusto di esercitare dispotismo e potere assolutista.

La figura fittizia di un papa giovane ed inesperto fa venire a galla lo scontento dei potentissimi cardinali che governano la chiesa da dietro il sipario, inequivocabilmente minacciati nell’esercizio della propria autorità. Tra tutti un ottimo Silvio Orlando (cardinale Voiello) tesserà l’intricata tela per spodestare con ogni mezzo un pericoloso avversario che minaccia le fondamenta millenarie della Chiesa e verso il quale nutre visibile disprezzo. Pio XIII è un ciarlatano o un Santo? Non sembrerebbe capace di elargire miracoli osservando i suoi modi e il suo essere falsamente devoto, ciononostante chi da sempre sta al suo fianco (la madre suora interpretata dal Dianne Keaton) ne professa la santità, avallata dallo struggente episodio finale. 

Della stagione è bene apprezzare con trasporto il lavoro di Paolo Sorrentino su costumi e scenografie, miste a una colonna sonora rock contrastante col soggetto di fondo, ma che fa da collante ad un progetto televisivo certamente unico e contro corrente. Il Papa rock ci voleva in questo panorama di serie televisive spente che affollano i palinsesti ogni sera, nel dissacrante tripudio di concetti spesso blasfemi che non faranno sorridere i più bigotti di voi ma che al termine dello show riveleranno quanta più verità cristiana c’è nelle contrarietà di The Young Pope rispetto a quella che si può odiernamente trovare nell’ipocrisia della realtà ecclesiale.