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The Lazarus Effect

442LAZARUS_EFFECT-2MBGirato dall’esordiente David Gelb, del quale apprezzai nel 2013 l’ottimo documentario Jiro e l’arte del sushi, The Lazarus Effect è in un certo qual modo un horror dai connotati fantascientifici. Cast nutrito di stelle hollywoodiane in ascesa come Olivia Wilde e Evan Peters il film riprende la stra-super-mega-famigerata tematica dell’esperienza pre-morte, del ritorno dall’aldilà con “qualcosa in più” e del giochino a fare Dio del solito scienziato con manie di grandezza. Insomma un Linea Mortale (1990) parte seconda.


La Storia

C’è una ricerca scientifica che appassiona il nostro nutrito team di protagonisti ed è quella riguardante il siero Lazarus, ovvero un siero che iniettato post-mortem nel lobo temporale del cervello e opportunamente stimolato da cariche elettriche è in grado letteralmente di riportare in vita un cadavere. I risultati però sono stati inconcludenti per molto tempo, almeno fino al lampo di genio che permetterà di perfezionare la formula e distillare un succo-biancastro-resuscita-morti. Il primo a ritornare alla vita con successo sarà la cavia canina Rocky, e se inizialmente pare disorientato col passare dei minuti svilupperà un’aggressività altalenante fuori scala. Tutti esperimenti aimè non autorizzati da parte della società di ricerca per la quale il team lavora. In violazione delle norme contrattuali, il Lazarus Project viene passato di mano e gli scienziati si ritrovano dall’oggi al domani senza la propria ricerca. Soluzione? Filmare un ultimo esperimento e rivendicare il diritto di proprietà intellettuale contro gli speculatori che se ne vogliono impossessare. Purtroppo qualcosa andrà storto e la nostra amata Olivia Wilde sarà la prossima cavia a cui iniettare il pericoloso siero. La trasformazione avrà ripercussioni sulla vita di tutti, risvegliando un potere che solo l’evoluzione della specie nell’arco di milioni di anni è in grado di donare.


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Le Considerazioni

La sensazione che regala il film al termine della visione è di una pellicola sbilanciata nella narrazione con forti menomazioni sul finale, ree di renderlo inevitabilmente banale e scontato. La parte scientifica del film risulta interessante nel suo sviluppo e pone domande in funzione delle convinzioni religiose o meno dei protagonisti. C’è una luce in fondo al tunnel o è tutto frutto dell’ippocampo che si sta spegnendo? C’è davvero un inferno? Domande a cui il film, più o meno maldestramente, cerca di rispondere, ma senza avere mai la necessaria personalità o mordente. La fase finale, quella più horror, ricalca i vecchi canoni della possessione demoniaca, rivisti qui in chiave strettamente scientifica. Il siero Lazarus infatti risveglia il cervello attivando più del suo normale 10%, con risultati che spaziano dalla telecinesi, alla telepatia, all’induzione di allucinazioni. Lentamente i protagonisti vengono trucidati ma le morti non sono mai truculente (forse per evitare che il film fosse vietato ai minori) e il sangue è quasi del tutto assente. La fase horror del film è fatta di luci che vanno e vengono, di ambienti claustrofobici, di gioco al gatto e al topo in cui spesso non è chiaro se ciò che vediamo stia davvero accadendo o è solo un’allucinazione indotta.


Altri Modelli

The Lazarus Effect vive nel solco gia tracciato da film con Linea Mortale, con Julia Roberts e Kiefer Sutherland, in cui anche li dei giovani e ambiziosi ricercatori di un’università lavorano ad uno studio che possa sbirciare oltre la morte, per fornire una testimonianza di cosa ci sia dall’altra parte. Entrare in quel mondo ovviamente è una violazione delle leggi divine e ciò porta ogni sperimentatore della fase pre-morte a riportarsi indietro dall’aldilà angosce passate e tormenti che sembravano sepolti nel tempo.


Renascida-do-Inferno-ft-2I Difetti

Il difetto più evidente del film è l’incapacità di generare un reale terrore in chi lo guarda, giocandosi la carta dell’apparizione alla spalle, dello spavento (con relativo picco sonoro) e di un’altra caterva di ipersfruttati micro clichè del genere horror. Olivia Wilde riesce ad interpretare bene il ruolo della “posseduta bipolare”, confermandosi un’attrice versatile che può con eleganza passare da megaproduzioni alla Tron Legacy a modeste pellicole come questa. Sbagliatissimo il protagonista maschile Mark Duplass nel ruolo del dott. Frank Walton; pessimo nel recitare e poco convincente anche nella sua storia d’amore con Olivia Wilde. Ho rimpianto la personalità eccentrica e smoderatamente megalomane di Kevin Bacon in L’uomo senza Ombra. Ciononostante un film godibile e con un finale aperto che preannuncia sicuramente l’arrivo di un sequel.