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The Amazing Spiderman: Il potere di Electro

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Sbilanciato, povero di contenuti, per buona parte noioso. Non fa minimamente presa e a tratti si ha la sensazione di una lunghissima presa in giro. Due ore e venti minuti di effetti speciali acchiappa-bimbiminkia che nascondo una storia assente o poco efficacie. Con Spiderman ci sono cresciuto e questo nuovo reboot continua a non piacermi. Con un cast così ricco di personalità eccellenti stipate in micro ruoli è facile aspettarsi un mezzo disastro. Colm Feore, Chris Cooper, Paul Giamatti sono tutti attori dal curriculum eccellente e qui interpretano personaggi insulsi e poco caratterizzati. Delusione massima verso un Giamatti oscenamente ridicolo che farfuglia russo in due delle situazioni più stupide della pellicola. Facciamo la sua conoscenza sia all’inizio del film, quando si impossessa di un furgone carico di plutonio portando scompiglio nel traffico newyorkese, e alla fine, quando dentro un’esoscheletro a forma di rinoceronte minaccia la città autocitandosi come Rhino. Cosa c’è nel mezzo di questi due eventi non c’è dato saperlo. Come non sapremo mai gli eventi che portano al perchè il buon Aleksei sfrecci per la città rubando plutonio o quale catena di eventi lo portino dalla cella in cui è stato imprigionato all’indossare l’armatura di Rhino sul finale.

Sorte migliore tocca ad Electro, potente villain dalle mille frustrazioni che grazie al cielo ha un ruolo molto più efficace e incisivo nella storia. Anche in questo caso però la velocità con cui si giunge alla sua trasformazione e le cause che la generano sono quanto più ridicole possibili. Basti pensare che il tutto nasce dal classico incidente di laboratorio mentre il suo alterego Max Dillon si canticchia un “tanti auguri a me”, frustrato dal fatto che non potrà festeggiarsi il compleanno perchè impegnato nella riparazione straordinaria del laboratorio (si era pure auto regalato una torta convincendosi che l’aveva fatta Spiderman per lui). Electro, seppur un villain convincente, viene ucciso con una rapidità estrema. Come se fosse venuto il momento di passare il testimone della scena al nuovo nemico Goblin. Che infatti subentra pochi secondi dopo, facendo il danno dei danni, di quelli così grossi da farci già temere per il tono “da muso lungo” del terzo film. Goblin fa semplicemente pena. E’ ridicolo nell’aspetto, è inefficace nella scena e compare giusto nelle fasi finali della pellicola. Qualcosa sicuramente di molto più triste del Goblin di Willen Defoe (che già di per se non scherzava in fatto di ridicoleggine).

La cosa che più destabilizza di questo Spiderman è però la superficialità. Le azioni dei personaggi non trovano spesso una loro plausibilità e ci viene continuamente richiesto da parte del regista di accettare che ciò che accade è così e basta. La scena del laboratorio segreto nella linea dimenticata della metro è qualcosa che conferma questa impressione. Come fa il padre di Parker, tutto da solo ed in segreto a nascondere un treno-laboratorio sotto le rotaie di una vecchia linea dimenticata, che riemerge a scomparsa dal sottosuolo con un semplice gettone? Per di più con computer perfettamente funzionati e campioni biologici ancora in perfetto stato di conservazione. Quel treno è rimasto li per almeno 15 anni, eppure il tempo sembra non averlo intaccato minimamente. E che dire del Goblin? La trasformazione di Harry avviene in modo così accelerato da lasciare perplessi, lo strano è che riesce ad avere quasi in modo innato tutte quelle abilità necessarie per guidare l’aliante e indossare la tuta senza averle mai viste prima. Equipaggiamento che non ci viene minimamente presentato nelle sue specificità (forse è mancato il tempo).

Infine conserva un tono odioso e molto cartonesco il protagonista della pellicola: Spiderman. Ispirato alla serie Ultimate, esagera più di una volta con le classiche battute che hanno sempre contraddistinto il personaggio, soprattutto negli scontri con gli arcinemici. Francamente questo approccio è inadatto a film di questo tipo. Nella scena con Electro, ambientata a Time Square, si percepisce questo senso di esasperazione della comicità di Spiderman che rovina la drammaticità del momento, manifestato dalla minaccia incombente dell’arcinemico. Una ricerca della risata che si oppone poi al carattere triste e introverso di Parker quando non indossa il costume. Nel fumetto e anche nella versione cartoon l’uomo ragno è sempre stato un eroe comico, ma nel contesto cinematografico la cosa però funzionale male. Molto male.