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Scheletri: Argonauti vs Game of Thrones

Nel guardare l’ultima puntata di Game of Thrones, sono rimasto più che colpito dalla scena in cui un piccolo esercito di scheletri attacca Bran, Hodor, Jojen e Meera proprio dinnanzi al grande albero che il giovane Stark aveva visto nei sui sogni. Gli scheletri risorgono dal terreno armati fino ai denti e, a dispetto della loro fragile fisicità, hanno un temperamento aggressivo e battagliero molto poco rassicurante. Benchè aiutati da un Children, un figlio della foresta che condurrà i sopravvissuti al cospetto del corvo a tre occhi, un componente del gruppo non riesce a scampare alla furia dei guerrieri non morti, cadendo sotto i colpi delle loro lame. Quello che colpisce di questa  scena è l’estrema accuratezza degli effetti speciali, capaci di non pregiudicare il pathos ed anzi divenire complici del suo crescere di minuto in minuto.



 

Come non notare però il parallelismo tra questi scheletri e quelli che nel 1963 hanno segnato la storia del cinema? In quell’anno infatti un signore di nome Ray Harryhausen cura la progettazione di una scena del film Gli Argonauti nel quale una manipolo di scheletri attacca il condottiero Giasone e i suoi compagni d’armi. Una scena che venne girata con la tecnica dello Stop Motion (nota anche come Passo Uno) e che richiese a Harryhausen quasi cinque mesi di lavoro per la progettazione dei movimenti di ciascuno dei sette scheletri, animati infatti individualmente.



 

Il risultato è una scena potente tanto quanto una bomba atomica, vivace, sofferta e dinamica in modo esasperato. Quello che affascina di quei pochi minuti di cinema è la stupenda integrazione tra uomini e scheletri, coinvolti in un balletto magistralmente coreografato che non lascia un attimo di tregua. Per un attimo la sensazione è che realtà e immaginazione si fondano creando qualcosa di nuovo, quel qualcosa che permetterà ad Harryhausen di entrare nel mito ed essere di ispirazione a futuri registi e tecnici degli effetti speciali quali John Landis,Terry Gilliam, Guillermo Del Toro, Jean-Pierre Jeunet, Robert Zemeckis, James Cameron e Steven Spielberg.

A distanza di 51 anni, lo scheletro non morto ritorna più minaccioso che mai. La CGI lo rende credibile, donandogli i movimenti fluidi e scattanti tipici di un predatore. Non c’è più il senso di movimento a scatto tipico della Stop Motion. Perde i colori lucenti vicini all’avorio per diventare una creatura marcescente logorata dal tempo e si avverte finalmente la sensazione di riuscire ad arrivare là dove il perfezionista  Harryhausen sarebbe voluto giungere un giorno.