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Lo Hobbit – Chi la Durin la vince

Alla fine i Nani ce l’hanno fatta. Espugnare Erebor non era un’impresa facile, eppure Thorin e compagnia ci sono riusciti. Hanno faticato non poco per far schiodare Smaug dalla sala del trono, ormai incazzato nero e pronto a radere al suolo Pontelagolungo. Chi la Durin la vince recita una famosissimo detto nanico e stavolta i bassotti barbuti sono riusciti a confermarlo, al comodo prezzo di uno spettacolo senz’anima tutto effetti speciali e noia da vendere. Il viaggio nella Terra di Mezzo finisce senza clamori e con molti dubbi su di una trilogia che francamente non ha ragione di esistere. Spalmare gli eventi narrati in due soli film era più che plausibile data la mole di scene inutili a cui si abbandona Jackson in tutti e tre i film. La Battaglia delle Cinque Armate riesce a trasformarsi nel capitolo più ricco d’azione dell’intera saga, eppure anche stavolta lo spettacolo fine a se stesso e la scarsa caraterizzazione di alcuni personaggi lo rendono un film stancante e senza contenuti, durante il quale si guarda spesso l’orologio e si perde il filo del racconto per accadimenti palesemente caduti sotto la mannaia infame dei tagli in sala di montaggio. Ecco allora cinque motivazioni solide per cui questo film ha definitivamente esaurito la mia stima verso Peter Jackson, al quale non riconoscerò più nessuna fiducia artistica.


Ci sarebbero altre dozzine di anomalie in questo film che vanno dall’inutilità di un Gandalf ormai votato a dire cose scontate e fare azioni insulse (la scena in cui cerca di accendersi la pipa alla fine della battaglia è tristissima) a un Bilbo molto poco presente sia nella storia che nella recitazione; dai nani sempre più mal caraterizzati (Bombur chi?) alla patetica storia d’amore Thauriel-Kili; dallo scarso peso riconosciuto alle figure dei nazgul agli altrettanti dimenticati Saruman e Radagast. Insomma del vecchio Peter Jackson oramai non c’è rimasto molto, ormai corrotto dal suo ego e dalla sete di sperimentare chissà quali tecnologie che guardano al futuro prossimo, intento a disprezzare ipocritamente Hollywood ma tanto bravo a fare prodotti American Style. Fortunatamente il capitolo Terra di Mezzo ha trovato una sua conclusione, nella speranza che tra dieci anni il buon Peter non si svegli e decida di mettere le mani sul Simarillion, una potenziale miniera d’oro che farebbe gola perfino a Smaug, i cui diritti però sono rimasti nelle mani degli eredi di Tolkien.