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Game of Thrones – Perchè è sbagliato aver resuscitato Jon Snow

La scena

In cinque stagioni di Game of Thrones ne abbiamo visto di tutti i colori e sicuramente ciò che più riusciva a rovinarci la serata era l’improvvisa dipartita dei personaggi principali, morti tragicamente in complotti velenosi tra lacrime e grida di dolore. La morte è sempre stata presente nello show e da essa non vi era possibilità di ritorno, portando con se anche la frustrazione di tutti coloro che, davanti allo schermo, realizzavano in quell’istante il distacco emotivo dal proprio personaggio preferito.


Empatia e distacco forzato, queste sono state le armi che hanno reso grande Game Of Thrones in cinque anni, puntando sempre più sul colpo di scena e sempre meno su tette e culi. Ma se la morte smette di essere un viaggio senza ritorno, quale nuovo significato potrebbe assumere? Se essa può essere vinta da Melisandre con la sola imposizione delle mani, quale valore potrà avere d’ora in avanti? 

Jon Snow cadde per mano dei suoi corvi confratelli nella triste notte che segnò il finale della quinta stagione. Game of Thrones perdeva una dei suoi capi carismatici e, con una certa audacia, lanciava un monito a tutti gli spettatori: chiunque può morire in qualsiasi istante, dal figlio dello stalliere senza nome a Deanerys Targaryen, il personaggio su cui ruota il destino di Westeros e dello show stesso. Se la morte però smette di essere morte e un Jon Snow può, nell’arco di una puntata, tornare dal regno dei morti per giustiziare i suoi traditori e dimettersi dal ruolo di Comandante della Barriera, allora d’ora in poi potremmo dubitare di tutto. 


Il colpo di scena smetterà di essere tale e ogni qualvolta accadrà abbattendosi si di  un personaggio eccellente, potremo dubitare dicendo <Tanto sicuramente tornerà in vita>. Il ritorno di Jon Snow dalla morte ha sicuramente creato un pericoloso precedente, quello di renderci veggenti e pronosticare la morte, presunta o meno, di qualcuno. Il nuovo potere di Melisandre a questo punto potrebbe essere utilizzato per un Lannister o uno Stark senza alcuno scrupolo, trasformando Game of Thrones nel nuovo Lost, dove tutto è il contrario di tutto e ogni cosa può essere riadattata in base agli umori degli spettatori. Ora che lo show procede in parallelo alla scrittura dei libri omonimi, vi è più libertà da parte di George Martin nel gestire i personaggi e allungare il brodo, con qualche finto twist qua e là tanto per far battere cassa alla HBO.