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I, Frankenstein

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Difficile non definire questo film una colossale puttanata, a metà tra un fantasy dagli effetti speciali non troppo credibili e un film di Jackie Chan. I, Frankestein nasce da un adattamento cinematografico dell’omonima graphic novel scritta da Kevin Gravioux, il quale co-partecipa in qualità di attore e di produttore esecutivo. Ma la sua faccia non mi era nuova, e infatti è stato uno dei principali protagonisti del clan dei Lycan nella tetralogia di Underworld, che guarda caso condivide con questo I, Frankenstein tutto l’apparato produttivo, ereditando pure colui che interpreta il villain, Bill Nighy (in Underworld era il vampiro Victor). Tutto sto giro per dire che quelli del film sulla guerra Licantropi vs. Vampiri ci hanno voluto riprovare, ma il risultato non è dei migliori.

Il protagonista della storia è il mostro di Frankestein (Aaron Eckhart) che dopo aver girovagato per il mondo senza una meta, si trova al centro di una guerra tra il clan dei Gargoyle e una non meno specificata legione di demoni guidata da Naberius (Bill Nighy). Mentre i primi cercano di proteggere il mostro offrendogli il proprio aiuto, i secondi gli danno la caccia per un fine più alto: replicare la sua genetica che contribuirà a riportare in vita una schiera infinita di umani morti, posseduti da altrettanti demoni che sono in attesa di un contenitore di carne. Il caos regnerà e tutta la razza umana sarà fatta schiava. Ma poichè Naberius di genetica non ne capisce nulla pur essendo un essere sovrannaturale, ingaggia una scienziata (Yvonne Strahovski) per effettuare gli opportuni studi di laboratorio e replicare l’antico metodo che Victor Frankestein adoperò con la sua creatura.

La trama di per se non è nemmeno così penosa, è l’approccio al film che è stato fallimentare. Partendo dal presupposto che una tematica fatta di demoni, creature e magia rientra in un genere più Horror che Fantasy, l’uso della violenza non sarebbe dovuto essere trattato solo come pretesto per fare del becero kung-fu tra demoni, non morti e gargoyle, ma anzi contribuire a fare della pellicola un prodotto valido. Se il suo obiettivo era fare cassa tra i ragazzini di mezzo mondo, il film ha palesemente fallito (dati del box office alla mano).

i-frankenstein-jai-courtney-e-gideon-in-una-scena-del-film-296563 (1)Probabilmente il danno peggiore lo hanno creato scritturando due attori di spessore, totalmente incompatibili con i propri ruoli. Aaron Eckhart ha un aspetto troppo belloccio e poco massiccio per rappresentare un mostro di Frankenstein credibile; i sui consueti ruoli sono tutti legati a personaggi molto loquaci, con tante battute, un fascino da yuppi (come accadeva in Thank you for smoking o Il cavaliere oscuro) e non troppa fisicità. Qui invece recita poco (e quando lo fa dice cose da cowboy), ha una fisicità che non incute timore tanto è esile e rinuncia al giocarsi la carta dell’interpretazione carica di fascino, dato che è una creatura nata da scarti di cadaveri. Bill Nighy non è da meno, assolutamente fuori parte e privo del phisique-du-role per interpretare un malvagio demone assetato di distruzione. Il ridicolo entra in gioco quando si disfa del suo aspetto umano per rivelare la sua vera natura. Lo spettacolo è straniante se si è al cinema in qualità di spettatori paganti. La sensazione di un film con make-up demoniaci alla Buffy – L’ammazzavampiri si sente tutta, con protesi di silicone sgargianti e niente più. Non vediamo ne bava o liquame, ne marciume facciale, code luciferine, zoccoli, fumo, dimensioni esagerate, timbri vocali satanici, nulla. Schifo cosmico.

Per contro ho apprezzato le trasformazioni dei Gargoyle e la loro presenza scenica, anche se scegliere di far morire il capo Gideon praticamente a metà film privandoci dell’unico personaggio figo l’ho trovata francamente una stronzata. Di quelle stronzate che ti fanno pentire amaramente di aver pagato un biglietto perchè imbonito da un marketing fasullo e studiato ad arte per salvare il culo a un film già con un piede nella fossa, il quale non a torto alcuni su mymovies definisco il re dei b-movie.