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Fear The Walking Dead – Giudizio finale

Fear-the-Walking-Dead-posterSpin-off della serie cult ancora in produzione The Walking Dead, Fear The Walking Dead è un recente progetto annunciato dalla AMC nel lontano 2013 per rivitalizzare una serie che inziava a perdere qualche battito. Gli spettatori già da tempo soffrivano per l’inconcludenza dello show, generando un drammatico calo di ascolti che dopo ogni inizio di stagione era diventato un fenomeno quasi fisiologico. The Walking Dead non era più la serie di un tempo e gli episodi sembravano progettati per allungare il brodo e nascondere una povertà di idee creative. Gli sguardi languidi tra i protagonisti non sfociavano mai nel sesso, i protagonisti feriti (anche gravi) difficilmente morivano, i salvatori del mondo alla fine si rivelavano impostori e i più loquaci parlavano fino allo sfinimento.

the walking dead
Rick esce dal coma

Fear The Walking Dead narra gli eventi che hanno preceduto di poco l’apocalisse zombie, concentrandosi nell’intervallo di tempo esistente tra l’incidente di Rick Grimes (con relativo stato di coma) e il suo risveglio in ospedale. Cosa è accaduto di tanto sconvolgente al mondo in questa manciata di giorni che hanno segnato il destino del genere umano? Qualcosa ce la rivelò a suo tempo il dottor Edwin Jenner, nell’epico episodio finale della prima stagione, ambientato all’interno del Centro di Malattie Infettive di Atlanta. Sappiamo che è un virus aerobico sconosciuto, che il contagio è già avvenuto da tempo e che la trasformazione in zombie avviene matematicamente dopo la morte. Ciò che ignoriamo è la sua genesi e di come esso si possa essere propagato nell’indifferenza generale. Fear The Walking Dead segue le vicende di una consulente scolastica di Los Angeles Madison Clark (Kim Dickens), del suo compagno Travis Manawa (Cliff Curtis) e dei loro tre figli Alicia (Alycia Debnam-Carey), Nick (Frank Dillane) e Chris (Lorenzo James Henrie), tutti nati da precedenti matrimoni. Vedremo il propagarsi dell’epidemia e del caos attraverso i loro occhi.

Il progetto era inizialmente conosciuto col nome in codice Cobalt, prima che il produttore della serie Robert Kirkman svelò il mistero affermando che stava lavorando ad uno spin-off parallelo della celebre serie e che il network AMC, entusiasta della cosa, aveva ordinato ben due stagioni, le quali avrebbero dovuto precedere la messa in onda delle stagioni ufficiali di The Walking Dead, solitamente programmate per gli inizi di ottobre. La prima serie sarà composta da soli 6 episodi mentre la seconda da ben 15.


Era possibile replicare il noioso meccanismo che ha portato The Walking Dead ad essere una serie tv dai mille sbadigli? Francamente pensavo di no, pensavo sarebbe stata l’occasione per raccontare qualcosa di nuovo e di fresco con un diverso taglio registico, nuovi accattivanti personaggi e un approccio del tutto diverso nel mostraci l’apocalisse zombi. Invece tutto è andato nel cesso con relativa tirata di sciacquone dato che Fear The Walking Dead si mostra noioso almeno il doppio di suo fratello maggiore, con l’aggravante di avere personaggi nuovi a cui interessarsi e verso il quale si comincia a maturare fastidio già dalle primissime puntate. La mini-serie è fatta di 6 episodi, ma tre sarebbero bastati per darci un chiaro quadro della situazione; il resto è stato un parlottio constante con tutti gli stereotipi del caso.

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Il fottutissimo ispanico Daniel Salazar

Tutti i protagonisti della serie sono fondamentalmente sbagliati, attori pagati solo per stare in piedi in cucina, fare facce spaventate e cercare di sedarci con miliardi di spiegazioni sulle loro vite di cui francamente non frega un cazzo a nessuno. Il peggiore di tuttii è stato quel maledetto vecchio ispanico (possa bruciare all’inferno) entrato in ballo nella seconda puntata e che fino agli ultimi istanti della sesta non ha smesso di fare spiegoni micidiali su quando era piccolo, su quando era in guerra, su quando si stava meglio quando si stava peggio. La sua deriva da torturatore è stata poi il trash che rovina qualcosa di stupido già di per se.

In generalei personaggi non hanno un approccio razionale a nulla e per creare un minimo di suspance si separano di continuo mettendosi nelle situazioni più pericolose. Si perchè alla fine Fear The Walking Dead è la storia di una famiglia allargata che si ritrova nel casino di un’epidemia globale e cerca in tutti i modi di ricompattarsi andando da una parte all’altra della città a recupare il figlio tossico, la figliastra puttanella, l’amico dell’amico o semplicemente la ex di turno. Le dinamiche familiari prendono il sopravvento e rubano ancora una volta la scena al tema centrale: gli zombi (o perlomeno la loro genesi). La serie avrebbe dovuto spiegarci come è nato il contagio, chi era il paziente zero e quali piani di emergenza il governo USA stava mettendo in atto per studiare e risolvere la questione. Sarebbe stato gradito un approccio scientifico al problema e magari il porre delle micro connessioni con la serie orginale. Se infatti le due serie sono gemelle ma sfalzate temporalmente, gli sceneggiatori avrebbero potuto darci delle imbeccate oggi a cui magari i protagonisti di The Walking Dead sarebbero potuti arrivare nel tempo (esistenza di una cura o di un luogo sicuro dove rifugiarsi) e in questo modo saremo stati complici di un segreto che Rick e soci avrebbero carpito per deduzione. Un meccanismo semplice che però avrebbe aiutato a legare le due serie con qualcosa di più profondo del semplice “facciamo due serie ambientante nello stesso continuum” per rinverdire gli ascolti.

Alicia
Alicia, la carina del gruppo

Nulla è successo di tutto ciò e ci siamo ritrovati con la solita cricca di personaggi che fanno il fuggi fuggi senza un perchè mentre l’esercito sigilla la città (male) gestendo una quarantena.

La terza, la quarta e la quinta puntata della stagione sono state uno spettacolo di pura noia a cui difficilmente ho resistito. Inizialmente c’era tutto l’interesse di recensiere ogni singolo episodio per trarne i punti di forza, ma è stato come confrontarsi col nulla e sul nulla estremo c’era veramente poco da dire. La fatica di restare sveglio per i 42 minuti filati di ogni espisodio era già abbastanza estenuante di per se. Come per The Walking Dead il meccanismo narrativo è chiaro come il sole: creare a tavolino due episodi inziali accattivanti sia nella forma che nella sostanza, sviluppare un corpo centrale di puntate filler e concentrare l’azione e il drama nell’episodio finale. E’ una formula che ormai va avanti da tre/quattro anni e a giudicare dagli ascolti dello show, poco fallimentare perchè viene tradotta come meccanismo introspettivo dei personaggi. Il parlottio costante è per molti il mezzo che rende The Walking Dead una serie psicologica giustificandone l’esistenza, poichè diversamente si starebbe guardando un qualcosa di più simile a Z-Nation, tutto splatter e personaggi naif.


Tante belle parole, ma rimane il fatto che se una serie TV annoia la si molla in tronco. Il progetto Fear The Walking Dead potrebbe avere ripercussioni sulla serie originale che sta per ripartire con la sesta stagione? Se usciamo già scoglionati da un mese e mezzo di apocalisse Losangelina come potremmo ritrovare l’interesse di immergerci dentro quella che coinvolge Rick Grimes e la sua amata conbricola? Le due serie potrebbero avere il potenziale di interferire reciprocamente. L’idea di ricominciare a vedere zombi personalmente mi uccide. Fermate questa follia.