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Django Unchained [Recensione]

Che volete che dica! Quando esce un film di Tarantino al cinema non ci sono santi che tengano, bisogna andare a vederlo a tutti i costi! E’ come una legge invisibile marchiata a fuoco nel cuore di ogni cinefilo. Esce nelle sale italiane Django Unchained, polluzione tarantiniana sullo spaghetti western, genere che ha fatto in soldoni la sua fortuna fin dalle origini. Estimatore di Sergio Leone, non ha mai fatto mistero di come l’ambientazione da vecchio west abbia influenzato i suoi film trovando però una contestualizzazione in contesti  metropolitani ben lontani da rotolacampi e polverosi Saloon.

Lo dico subito, é un film stupendo, coinvolgente e senza tempi morti. Ho sempre mal apprezzato i film western, ma Tarantino è riuscito ad indorare la pillola e a farmela ingoiare senza troppi complimenti. Per tutta la durata della pellicola regna una sostanziale imprevedibilità riguardo agli eventi e non si riesce facilmente a prevedere cosa accadrà di li a poco, a beneficio di un film che si dimostra originale e ricco di colpi di scena.

 

 Le scene cruente sono assolutamente godibili e spesso la loro esagerazione fa il verso al cinema exploitation tanto caro a Tarantino, rendendole quasi comiche nel loro essere palesemente inverosimili. Regna in tutto il film la questione dello schiavismo, riletta in chiave cruda e forse molto più reale di altri film (mi viene in mente Amistad). Capisco le polemiche di Spike Lee riguardo all’uso eccessivo della parola negro, se mi fossi messo a contare tutte le volte che è stata detta credo che il numero totale si aggirerebbe intorno a 150, con declinazioni più o meno fantasiose. Dovendo spendere due parole sugli attori direi ottimo Di Caprio, buono Fox, superbo Waltz. Quando Christopher Waltz è sulla scena una nube grigia cala sulla recitazione di tutti gli altri attori, tanta è la bravura con il quale interpreta il dentista Schultz. Non mi stancherei mai di sentirlo parlare per la sua buffa proprietà di linguaggio.

 

Purtroppo anche Tarantino recita nel film, e forse era meglio se avesse lasciato l’onere a qualcun’altro tanto è  mal collocata la sua prova recitativa (fortunatamente dura poco). Insomma un film davvero riuscito, inferiore a Kill Bill ma decisamente superiore a tutti gli altri film del regista, compresi Pulp Fiction e i Bastardi. Successo più che meritato, e in odore di Oscar. Auguri Quentin!