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Captain America – Il soldato d’Inverno

captain americaCosa c’è di peggio di un cinecomic dai toni esageratamente cortooneschi? Probabilmente uno che si prende troppo sul serio. Certo, se Christopher Nolan fosse qui accanto a me mi darebbe come minimo un cartone in faccia dato che è sua la colpa (o merito) di aver reinventato il genere supereroistico in modo pesantemente serioso. Ma i fratelli Russo non sono i fratelli Nolan e Capitan America non è Batman. Si urlava al capolavoro già da qualche giorno, addirittura inneggiando a un lavoro migliore di quello operato sul primo Iron Man, qualcosa che per chi non ha la memoria corta può risuonare quasi come una bestemmia.  Un concentrato di meraviglia che francamente io non ho proprio visto, nella sala buia a contatto con attempati nerd che commentavano la verosimiglianza col fumetto di ogni singola scena. Alternavo sbadigli e sorsi di pepsi a ritmo controllato, manco fossi a un noioso seminario sulla contabilità generale.

Captain America The Winter Soldier è un film strano, forse il tentativo da parte della Marvel di cambiare tono alle sue pellicole e sfondare quel muro dell’ implausibile che tanto amavo in questo genere di film. Rendere il film un complicato thriller è stata una mossa azzardata da parte dei fratelli registi,  spogliando i personaggi della loro aura fumettosa e sprofondarli nella contemporaneità fatta di intrighi governativi e falsi colpi di scena.  Gli Avangers di Joss Whedon, pur nel suo maldestro tentativo di ricerca del possibile, mantenevano un tono cortoonesco, spesso condito da battute e ironia. In Capitan America è tutto molto sostenuto e cupo, della serie “non c’è proprio niente da ridere“. L’eccesso di sotto trame legate alla storia distrae e non si riesce a gestire quel giusto grado di empatia che permette il coinvolgimento emotivo verso la pellicola.

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Troppa carne al fuoco insomma per riuscire a rendere tutte le storie credibili. La figura più penalizzata è paradossalmente quella di colui che da il nome al film, il Soldato d’Inverno. Un mercenario che si limita a colpire duro senza girarci troppo intorno; quasi un Terminator, molto più di un Bruce Lee. Non così tanto presente come si vorrebbe; insomma un guerriero dallo stile di combattimento affascinante e ben coreografato. Colpi secchi e veloci dal tremendo impatto sullo scudo di vibranio del Capitano impreziosiscono le scene in cui compare, ma la mancanza di battute toglie enfasi alla sua apparizione, quasi fosse più un’entità malvagia eterea piuttosto che un umano dal braccio bionico. Si esprime in Russo e non è chiaro come abbia fatto a sopravvivere per più di sessantanni, conservando i tratti somatici di un trentenne. Nel film si parla di stato di criogenesi, dunque è possibile che l’Hydra ne abbia fatto un arma grazie all’uso del siero del supersoldato inventato da Abraham Erskin.

FalconToni fumettistici e sbrigativi nelle parti in cui bisognava approfondire e approccio serio nelle restanti, per un risultato che strania parecchio. Non del tutto sfruttato anche il personaggio di Falcon, presente solo nell’atto finale quasi come se si fosse voluto aumentare il livello di azione fine a se stessa per scongiurare il pericolo di un nuovo, scialbo e ripetitivo scontro finale tra Steve Rogers e il nemico di turno. L’attualizzazione dell’eroe interpretato da Anthony Meckie è però molto convincente, anzi lascia proprio senza parole. Non era facile adattare sul grande schermo un omone nero che vola grazie a una tuta di spandex bianca e rossa dotata di ali e con doti telepatiche. La tecnologia alla base dell’armatura di Falcon sembra quasi possibile e il metodo con cui le ali si dispiegano è un buon compromesso tra estetica e funzionalità. Nel film sembra si dia molto peso alla funzionalità dei gadget utilizzati dagli eroi e così anche lo scudo di Captain America diventa non più solo arma di difesa, ma di offesa, in grado di fare grossi danni soprattutto nei momenti più spettacolari in cui carambola da un punto all’altro dello schermo per poi ritornare al braccio dell’eroe (che nel mentre ha fatto decine di mosse di parkur).

Immancabili i riferimenti ad altre pellicole, soprattutto future. Mezzo cinema ha trattenuto il fiato quando è riecheggiato il nome di Stephen Strange. Il solo fatto di averlo citato è la prova regina che il film su Doctor Strange ci sarà. E non lasciano indifferenti neppure le scene finali che coinvolgono Scarlett Witch e Quicksilver, imprigionati in un castello che sembra quello stesso Forte di Bard in cui si stanno concentrando attualmente le riprese di Age of scudoUltron ad Aosta (click sullo scudo al lato per vedere il nuovo costume e tutti i precedenti). Anche Stan Lee si presta come di consueto allo sguardo della macchina da presa diventando protagonista di una scena esilarante non di per se, ma per il semplice fatto che a dire quelle due battute è lui, con quella sua aria ironica da novantaduenne che non smette di avere una sorprendente forza giovanile.

Un film quindi complicato, forse spiazzante, di cui non ho ben afferrato tutti i meriti e che andrebbe rivisto per colmare alcune lacune che hanno aimè influito sul giudizio finale. Certamente la resa tecnica è impeccabile e il miglioramento nelle coreografie degli scontri corpo a corpo è un passo avanti ulteriore verso una maggiore attenzione del fattore spettacolarità che troverà il suo culmine nell’attesissimo ritorno degli Avengers previsto per il 2015.