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Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza

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Fare un film sui supereroi senza fare un film di supereroi non era la cosa più facile del mondo, eppure il regista messicano Alejandro González Iñárritu trova l’espediente giusto per sbatterci in faccia una pellicola che narra delle disavventure di un ormai vecchio attore di Hollywood (Keaton) divenuto famoso a suo tempo proprio perchè interprete del celebre supereroe Birdman. Riggan (Keaton) tenta il passaggio dal cinema al teatro in base al complimento (forse solo alcolico) ricevuto da un importante regista teatrale dopo una sua performance e che gli dona il necessario coraggio per svestire i panni dell’uomo-uccello e indossare quelli del teatrante carismatico. Birdman è un colossale scimmiottamento dei cinecomic, sia attraverso la sceneggiatura (che li cita in continuazione in chiavi differenti e li nasconde nello sfondo), sia attraverso i protagonisti (molti dei quali ex Incredibili Hulk, Batman o fidanzate di Spiderman). Il piano sequenza con cui Birdman viene girato è spesso estenuante, non regalando mai uno stacco di inquadratura che possa far riposare il cervello. Una lunghissima unica totale scena forma il film, seguendo gli attori nei meandri di questo teatro di Broadway dove si inscena la fatica teatrale del protagonista Riggan, tormentato  dal suo alterego pennuto e che lo spinge a fare cose che lui tenta ormai di rinnegare. E’ una voce nella testa a tratti demoniaca,  è l’unico amico che ancora pompa l’autostima dell’attore decaduto, è la personificazione di ciò che lo gratifica: l’essere stato celebre in un mondo di persone oramai più celebri di lui.


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Come se non bastasse ci si chiede da spettatori se Riggan sia davvero un supereroe o se viviamo i prodigi che compie attraverso i suoi occhi, in seno a una fervida immaginazione. Insomma, è davvero un telecineta? Sa realmente volare? Qui sorge quel piccolo dilemma che mi porterebbe a dare addosso a Iñárritu. Non si può per tutto il film far credere una cosa e poi attraverso quella stupenda inquadratura finale sugli occhi sproporzionati di Emma Stone smontare ogni certezza insinuando il dubbio. C’è del perverso in questo fare le cose, o, come dice il critico Francesco Alò, è solo un po di assenza di coraggio del regista nel prendere posizione. Vuoi tu regista fare un cinecomic, si o no?

Birdman regge bene i suoi 120 minuti grazie a un cast che si fa davvero apprezzare. Edward Norton è un ritrovato talento che si era un po perso per strada e che qui recita perfettamente il ruolo dell’attore di teatro a due facce, viscerale e al contempo tormentato. Emma Stone riesce sempre meglio a destreggiarsi tra film di merda come Spider-Man, commedie totally teen alla Easy Girl e drammi impegnati da Oscar. Naomi Watts e Zack Galifianakis confermano il proprio talento con sfumature recitative coerenti al proprio passato per la prima (l’inciucio lesbico classico) e incoerenti per il secondo, finalmente calatosi in un ruolo serio e per la prima volta equilibrato.


Impossibile non citare il mezzo morto-ex batman Michael Keaton, ritornato in auge solo di recente con film anche spazzatura come Robocop o Need for Speed, e che in Birdman si abbandona alla mano del regista messicano esplodendo in una performance attoriale che forse lo porterà a conquistarsi un premio Oscar, il primo della sua lunga e altalentante carriera. E’ un attore molto sottovalutato Keaton, forse troppo dai critici e dal cinema tutto. Stavolta però ci ha smerdato alla grande.