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After Earth [Recensione]

after-earth-movie-posterDati del box office alla mano After Earth è sostanzialmente un flop. A fronte di un budget produttivo di 130 milioni di dollari, il film ha chiuso la sua corsa con “soli” 243 milioni. Eppure, con le dovute precauzioni, è un film molto interessante che spinge su tematiche già viste ma reinterpretate in modo non troppo banale. Il film è l’ultima fatica di M.Night Shyamalan , noto ai più come il regista del Sesto Senso, ma famoso tra i divoratori di film come “quell’idiota che sforna da anni pessime pellicole rovinandosi la carriera”. Si perchè fa incazzare quando uno esordisce con il Sesto Senso, reinventa un’azzeccata attualizzazione realista dei supereroi in Unbreakable e poi si incammina precocemente nel suo personale viale del tramonto professionale. Fortunatamente non tutto è perduto, grazie proprio ad After Earth. La genesi del film ha dei retroscena abbastanza tristi. Infatti lo script nasce da un’idea del figlio missile di Will Smith, Jaden, come pretesto per fare un film col padre. Gli Smith sono una famiglia che ha un solo scopo nella vita: costruire una dinastia di stelle del cinema e dello spettacolo. Dunque ecco Will Smith farsi affiancare dal figlio in Alla ricerca della Felicità e After Earth, nonchè piazzare la figlia Willow co-protagonista in Io sono Leggenda senza troppi complimenti.


Ma il rapporto padre-figlio che aveva emozionato tutti nel film di Muccino (alla Ricerca della Felicità) qui diventa ingombrante, quasi invasivo, per non dire penoso. Il pretesto della ferita alla gamba del personaggio di Smith è il via libera per dare le redini da assoluto protagonista del film al figlio Jaden, il quale regge non bene il peso di questa responsabilità. La pecca più grossa è la sua  espressività facciale, congelata in una smorfia assente che non riesce a cambiare nemmeno quando dovrebbe provare emozioni di un certo peso: dalla paura della morte al senso di solitudine nel trovarsi in un pianeta ostile. Di apprezzabile nel film però ci sono sia la regia che la fotografia. Shyamalan comincia a trovarsi a suo agio con la fantascienza costruendo una pellicola che è un inno all’ecologia e alla natura. Tutto è verde sulla terra disabitata dall’uomo, selvaggio, primordiale. L’uomo, esiliatosi decine di anni prima sulla colonia Nova Prime, è dovuto fuggire dal pianeta Terra, oramai avvelenato dai gas serra e non più idoneo alla sopravvivenza della specie. Un atterraggio di emergenza dopo l’impatto con alcuni meteoriti, costringerà Smith padre e Smith figlio a schiantare la propria astronave sul pianeta ed essere braccati dall’esemplare di una pericolosa specie aliena (L’ Ursa) che vede grazie ai feromoni emessi dal corpo umano quando quest’ultimo prova paura.



Il film quindi si regge quasi esclusivamente sui due Smith, ma la seriosità di Will nell’interpretare un padre severo e autoritario è così spinta all’eccesso da produrre un’interpretazione quasi farsesca, lontana dai soliti personaggi un po scanzonati dell’attore. Queste virate di stile o sono gestite bene o creano danni di immagine (un po come la pessima virata al thriller di Jim Carrey in Number 23)Dunque luci e ombre di un film che nel complesso ha un buon ritmo e si rende godibile per storia e credibilità degli effetti speciali.