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Addio a Wes Craven

Stanotte è morto Wes Craven, uno dei più grandi innovatori dell’horror e pedre di moltissimi franchise di successo come Nightmare on the Elm Street, Le colline hanno gli occhi e ovviamente Scream. I suoi film hanno affollato le mie notti horror anni ’90 su Italia uno, e anche se non avevo un televisore tutto mio da accendere alle 22.30, riuscivo in qualche modo a vedermi i suoi film di straforo. Notte Horror era un appuntamento quasi proibito per i ragazzini cinefili di inizio anni ’90 e di stagione in stagione aveva maturato nel tempo un’attrattiva più che magnetica.

freddy-krueger-portrait-photo-10Nightmare on the Elm Street fu però una delle mie prime scoperte nel formato VHS, registrato a notte fonda e passato di mano in mano tra amici e cugini vari. Benchè la fattura del film fosse assolutamente artigianale (la CGI era inesistente), il trasporto che riusciva a concedere grazie alle luci, alla musica e in generale all’atmosfera lo rendevano sicuramente spaventoso. Freddy Krueger, nel suo essere tanto sadico quanto invicibile perchè relegato al mondo ultraterreno dei sogni, suscitava un terrore con radici ancestrali, paure dell’incoscio che istigavano al temere di addormentarsi per il rischio di poterlo sognare. E si sa che se sogni Freddy Krueger difficilmente ti svegli. Gli strumenti scenici di quel film erano delle robe fatte in casa senza troppe pretese, come le scintille che Freddy genera quando sfrega gli artigli sui tubi di metallo, prodotte da una batteria d’auto attaccata con dei fili al guanto, il quale più di una volta ha causato principi d’incendio e ustioni all’attore Robert Englund. Eppure riuscivo a stupirmi non poco per questi effetti magici del cinema anni ’80, rapito dal terrore dei protagonisti e le fontane di sangue nel letto che spruzzavano a litri sul soffito i poveri resti dell’esordiente Johnny Depp.

ellie and jimmyNel tempo i lavori di Craven ebbero tutti grandi riconoscimenti, e ne scoprii tanto le versioni originali quanto i ramake. Le colline hanno gli occhi subì questo destino (prima remake poi versione originale) e la sua produzione di opere fu così vasta che perfino di recente mi sono imbattuto incosapevolmente nel remake di L’ultima casa a sinistra, di cui ho subito recuperato l’opera originale. Anche se era un pioniere dell’horror, Craven non sempre centrava il bersaglio, producendo film dubbi come Cursed – Il maleficio, boiata in salsa licantropa con Christina Ricci e un giovanissimo Jesse Eisenberg o Vampiro a Brooklyn, con un improbabilissimo Eddie Murphy la cui carriera era già in caduta libera. Molti osannano Scream nel suo essere contorto e spaventoso circa il sinistro gioco del gatto col topo tra l’assassino e le sue vittime, ma a me ha sempre suscitato poco terrore, forse perchè i meccanismi della paura stavano cambiando in quei tempi e si guardava ai nuovi stili dettati prima da The Blair Witch Project, poi da quelli del sol levante (The Ring, The Grudge) e infine il torture-porn sdoganato da Eli Roth con Hostel. In questo moto evolutivo i vecchi maestri dell’horror hanno dovuto cedere il passo alle nuove leve registiche e il cinema artigianale alla Dario Argento o Wes Craven è diventato obsoleto, pacchiano e finto. Rivedere oggi Nightmare on the Elm Street forse strapperà qualche risata di troppo ad alcuni, ma indubbiamente ha segnato la carriera di molti giovani registi e plasmato pesantmente gli incubi del sottoscritto.