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4 Scene da film potenzialmente letali

Molte scene dei film sono così assurde che senza un efficace esercizio di sospensione dell’incredulità, ci parrebbero solo delle micidiali idiozie. Ovviamente nella realtà le cose sono più complesse e nella stragrande maggioranza dei casi possono anche condurre alla morte. Come sarebbe infatti l’esito del lanciarsi da una macchina in corsa? Vediamo quattro situazioni potenzialmente mortali a cui il cinema ci ha abituato così tanto, da condurci ad eccettarne la plausibilità in automatico, disattivando ogni nostra sensata obiezione critica.

Lanciarsi da una scogliera

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Capita spesso di non avere alternative a questa circostanza. La strada è finita e con essa la nostra fuga da un pericolo. Non resta che rischiare il tutto per tutto col salto o finire trucidati per mano di chi ci insegue. Le possibilità di sopravvivere sono basse, ma con qualche accorgimento possiamo agilmente trovarci in salvo e ammollo in tutta sicurezza. La prima valutazione da fare riguarda la profondità dell’acqua su cui atterreremo: solitamente per altezze tra i 9-12 metri è richiesta una profondità di almeno 4 metri. Poichè dobbiamo fendere l’acqua verticalmente senza troppo attrito, è meglio non indossare abiti larghi. Dunque spogliarsi il più possibile è consigliato. Assolutamente vietato indossare scarponi o occhiali, poichè i primi ci renderebbero difficile la riemersione, i secondi potrebbero frantumarsi e ferirci gli occhi. Essenziale durante la caduta è non impattare con alcun ostacolo: rami sporgenti o rocce causerebbero dei traumi e scoordinerebbero i movimenti. Il risultato potrebbe essere una spaciata in piena regola da 15 metri d’altezza. La velocità di caduta, anche se il volo è eseguito perfettamente, può generare danni alla spina dorsale. In genere un salto di 6 metri causa un’ accellerazione di 40km/h, e ci espone alla compressione inevitabile delle vertebre, con potenziali traumi cranici. Fatte comunque tutte queste valutazioni, possiamo lanciarci. A questo punto bisogna spingersi il più lontano possibile dalla scogliera, usando le ginocchia da posizione statica o prendendo la rincorsa. Assumere quindi necessariamente una posizione verticale per ridurre l’angolo di incidenza con l’acqua. Non sarebbe saggio buttarsi di testa e per aumentare l’aerodinamicità è consigliato tenere sempre le punte dei piedi perpendicolari alla zona d’impatto. Una volta atterrati, per frenarci, è consigliato distendere le braccia e incurvare la schiena. Se non siamo morti nell’eseguire la procedura possiamo riemergere.

Lanciarsi contro la vetrina di un negozio

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Solitamente siamo abituati a credere che in una rissa da bar, rompere un bicchiere in testa a qualcuno non è poi questa gran cosa. Il vetro si spacca all’istante sulla testa del malcapitato, senza che questo riporti danni non troppo distanti da un giramento di testa. Ma succede proprio così? E se un energumeno ci lanciasse contro la vetrina di un negozio, trapasseremo indenni la vetrata per poi rialzarci all’istante una volta finiti sul marciapiede? In verità tutto è legato ad una serie di fattori che possono giocarci brutti scherzi nel momento fatidico. L’elemento da predere in prima considerezione è la velocità. Essere lanciati con una velocità modesta ci farebbe solo rimbalzare, mentre avrebbe piena efficacia un volo in piena regola che centri l’effettivo punto di rottura del vetro . Quest’ultimo dipende dalle tensioni residue interne del materiale, le quali sono a loro volta dipendenti dai metodi di fabbricazione. Se poi la vetrata è fatta di materiale temprato o stratificato, le possibilità di una sua rottura scendono a quasi a zero. Nel caso in cui riuscissimo a romperla, il pericolo più prossimo sono le scheggie. Il vetro in frantumi si disintegra in centinaia di potenziali coltelli che possono causare tagli e traumi importanti. Il peso del blocco di vetro posto sulla nostra testa potrebbe franare di schianto per effetto di gravità e, con un effetto ghigliottina, ferirci nella parte del corpo più esposta: il collo. Una lacerazione della giugulare ci condannerebbe ad una emorragia tale da lasciarci meno di un minuto di vita. In media infatti occorrono circa 5 secondi per perdere i sensi e 12 per morire. Se però siamo stati fortunati e siamo arrivati indenni sul marciapiede, avremmo da fare i conti con i traumi legati allo schianto del nostro corpo. Fratture e traumi cranici non sono da escludere.

Prendere un pugno in faccia

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Non ho mai dato un pugno e non l’ho nemmeno mai preso. I pugni in faccia nei film hanno sempre qualcosa di comico: la gente li incassa senza mai crollare e al termine della rissa i due contendenti al massimo sono sudati e spettinati. Ma se ci dessero un pugno in faccia avremo la stessa fortuna? Bè dipende sicuramente da fattori rilevanti come la forza del pugno e la zona d’impatto, ma in generale il trauma sarebbe evidente e forse salterebbero fuori dalla bocca alcuni denti a cui siamo molto legati. Il pugno più innocuo è sicuramente quello all’occhio poichè registreremo solo un trauma oculare con, nel peggiore dei casi, una frattura dello zigomo. Se non vogliamo finire in galera per omicidio possiamo mirare al naso: il setto nasale è molto fragile e si rompe con facilità ma, a seconda dell’angolo di incidenza del colpo può portare alla morte. Se infatti colpiamo un naso frontalmente, le scheggie ossee potrebbero rientrare e perforare fatalmente il cervello. Diverso discorso è il pugno alla tempia: funzionale all’energia cinetica del colpo, il pugno colpirebbe una regione del cranio nel quale il cervello è particolarmente esposto. L’impatto lo costringerebbe ad un violento rimbalzo interno alla scatola cranica, facendo svenire l’avversario all’istante (non è esclusa la morte). Se volete andarci pesante e prendervi il sicuro il pugno alla gola è l’ideale. In verità si usano solo due dita, poichè la regione da colpire corrisponde ad un incavo, quello alla base del collo nell’intersezione delle due clavicole. Il risultato è un trauma faringeo istantaneo, con conseguente blocco respiratorio e, nel peggiore die casi, morte.

Lanciarsi da una macchina in corsa

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Quando ci si lancia da una macchina in corsa bisogna tenere in considerazione una serie di fattori che possono incidere più o meno mortalmente sulla nostra performance. Secondo Adam Kirley, stuntman professionista di film come Batman Begins o Tomb Raider la prima cosa da fare è diminuire la velocità, poichè se lasciamo i pedali e ci lanciamo improvvisamente dall’abitacolo, la decellarazione potrebbe causare instabilità del veicolo e farci finire sotto le ruote. La velocità consigliata è non superiore ai 60 km/h inquanto sopra questa soglia le possibilità di sopravvivere si riducono drasticamente. Quando ci lanciamo dal veicolo è meglio fare alcune valutazioni sulla traiettoria che andremo a percorrere rotolando. E’ consigliato attendere l’approssimarsi di una curva contraria al nostro posto in macchina (se siamo il guidatore aspetteremo una curva a destra) poichè sfruttando la forza centrifuga ci allontaneremo il più possibile dal veicolo, evitando di finire sotto le ruote. Bisogna valutare la presenza di eventuali ostacoli ai bordi della carreggiata come pali o cartelli stradali, onde evitare di prenderli in pieno e morire sul colpo; assumere una posizione raccolta, più possibile aderente al pavimento dell’auto; non lancirsi appoggiando mani o gambe per prime; avvicinare i gomiti al petto, poggiare i pugni chiusi sotto il mento e cercanre di atterrare il più possibile con la parte della schiena compresa fra le spalle e il sedere. Se ci lanciassimo di spalle, dice Kirley, le possibilità di frattura delle scapole aumenterebbero esponenzialmente. E’ consigliabile lanciarsi di schiena eseguendo una spinta verso l’esterno, in direzione del senso di marcia. Se tutto è andato a buon fine, ci ritroveremo a rotolare su noi stessi allontanandoci dall’auto per effetto della forza centrifuga. Ultimo accorgimento: rotolare il più possibile e con la maggior superficie del corpo, in modo da disperdere l’energia. Non resta che provare!

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