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Tredici – 13 Reasons why

Teaser

Ricordo gli inizi del liceo. Era tradizione per i maschi delle prime classi subire una sorta di battesimo propiziatorio nel quale un folto gruppo di studenti in odore di diploma ti prelevava con forza dal corridoio per metterti la testa sotto il rubinetto e darti un caloroso benvenuto. I meno accondiscendenti erano più sfortunati e finivano con la testa dentro il water. Oggi si chiama bullismo ma all’epoca era etichettata come una goliardica bravata, da molti forse sottostimata. I bulli, cioè le teste calde della scuola, erano facilmente riconoscibili perchè avevano un curriculum scolastico degno di un analfabeta, un’inspiegabile fama di tombeur de femmes e spesso godevano di un cognome altisonante  che li rendeva intoccabili.

Tredici – 13 Reasons why (su Netflix) parla sostanzialmente di questo, del bullismo tra i banchi di scuola nell’epoca digitale, dove i bisbigliati pettegolezzi di un tempo ora sono diventati foto compromettenti nello smartphone in grado di viaggiare in un nanosecondo tra tutti i telefoni dei tuoi compagni, distruggendo la reputazione in pochi click. 



In Tredici – 13 Reasons why  la storia procede sostanzialmente a ritroso, partendo dai giorni esattamente successivi al suicidio di Hannah Baker e rivivendone il disagio scolastico che la porterà al togliersi la vita. Prima di morire Hannah incide 13 cassette audio nel quale narra la storia di quei colpevoli che l’hanno tradita, progettando un preciso disegno: le cassette dovranno essere ascoltate dai responsabili nell’ordine corretto e, solo al termine, passate al prossimo compagno. Quando arrivano a Clay Jensen, l’undicesimo della lista e segretamente innamorato della ragazza, tutti i misteri verranno svelati restituendo dignità all’amica morta. 

Il lato tecnico della serie è impeccabile e la storia cattura fin dal primo episodio. Il modo con cui viene narrata getta costanti interrogativi al quale non si sa resistere, spingendo lentamente al volerne sapere sempre di più sul come siano avvenuti i fatti che hanno spinto Hannah al suicidio. Qual è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e l’ha fatta definitivamente deragliare? Chi è il vero responsabile di quella infinita catena di eventi che ha spinto il bottone? Clay, improvvisato detective e coinvolto anch’esso nella vicenda, si dannerà l’anima per ricomporre il pluzze e trovare le risposte, risposte che non arriveranno prima dell’ultimo episodio, quello ovviamente più crudo sia per Hannah che per noi. 



Lo show è stato accolto con favore dalla critica, poichè ne ha letto il potenziale educativo per i giovani di mezzo mondo, in un epoca in cui il bullismo e il cyber-bullismo spingono spesso le vittime al concepire la morte come unica via d’uscita . Non tutti però sono d’accordo sul valore di questa serie, che userebbe il suicidio come strumento di vendetta per infliggere un turbamento morale ai diretti responsabili.

Kristen Douglas, portavoce australiana di un’associazione giovanile ha criticato il gesto di Hannah Baker perchè racconta la storia in modo che possa ottenere giustizia per il suo suicidio, e questo non è ciò che accade nella realtà. Se i giovani decidono di togliersi la vita, è finita lì; non vedi come reagiscono gli altri, non vedi le reazioni dei bulli, non sei coinvolta nel tuo stesso funerale.”

Selena Gomez, produttrice esecutiva dello show difende la sua creatura trovandosi concorde sull’idea di poter aiutare le vittime di bullismo a non valutare il suicidio come un’opzione

Il messaggio veicolato dalla serie è contraddittorio e non c’è un’unica chiave di lettura. Resta il piacere di poter assistere ad un piccolo gioiellino seriale il cui proseguo è scritto nei minuti finali dell’ultimo episodio, quel momento in cui si capisce come sia facile per un ragazzo bullizzato passare dal voler fare del male a se stesso al volerne fare agli altri, come a Columbine nel 1999.