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Pain & Gain: Dieci ottime ragioni per vederlo

Pain & Gain, penultimo film di Michael Bay approdato al cinema, senza troppi complimenti ha floppato nel mercato domestico americano. Solo 49 milioni di verdoni per un budget di produzione di 26 milioni di dollari è un po pochino per “Mister Transformers”, colui che fino all’estate 2011 ti sfornava film dal miliardo di dollari. Inizialmente denominato in italia come Suda e Cresci, è stato successivamente co-titolato Muscoli e Denaro a fronte di una levata di scudi da parte del pubblico italiota all’uscita del primo trailer internazionale. Del resto come non dare torto al pubblico, Suda e Cresci non vuol dire un cazzo! E’ solo la traduzione del titolo originale. Ho molto apprezzato il ritorno di Bay alle sue origini, ai film alla Bad Boys in cui script e stile registico la facevano da padroni (fanculo agli effetti speciali!!) nel riuscire a regalare un prodotto di sano intrattenimento. Ecco dieci ragioni per cui Pain & Gain è una pellicola di qualità.

The Rock spacca

pain & gain

Anche se ormai si fa chiamare solo Dwayne Johnson per me sarà sempre The Rock. Nel film è pompatissimo e il suo ruolo da cristiano ultra devoto fa spaccare dalle risate. E’ un omone che teme la collera di Gesù sopra ogni cosa, che adora la bella vita e la cocaina. E’ un personaggio riuscitissimo e quando non sa che pesci pigliare si spacca di super serie alla panca obliqua.

Il regista torna alle origini

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Finalmente un film dove non esplode qualcosa ogni tre secondi. Bay aveva un po perso la bussola con la saga dei Transormers, arricchiti di effetti speciali e bombe. Paradossalmente ho sempre amato di più i suoi film d’esordio, in cui si dava spazio all’introspezione dei personaggi con virtuosismi di macchina da cinema d’autore. Gli slow motion che usa sono sempre azzeccatissimi e danno al film spesso un retrogusto drammatico non indifferente. Purtroppo chi conosce il regista all’avemaria come chi scrive, non potrà non notare la ripetitività di certe inquadrature, già viste in altri film.

La storia è vera

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E già! La storia è verissima. Ovviamente rimaneggiata per renderla più cinematografica possibile. Ma gli idioti che hanno realmente cercato di portare a compimento l’estorsione narrata dagli eventi del film esistono e si stanno facendo un bel po di galera. Il film è molto ironico su questo punto poichè nei momenti di totale stupidità non smette mai di ricordarci che “questa cosa è realmente accaduta”.

La sceneggiatura è incasinata

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Esiste una ragnatela di eventi talmente contorta che spesso non si capisce che cazzo sta succedendo o da dove è saltato fuori un determinato personaggio. Da metà film in poi, quando tutto comincia ad andare a rotoli, c’è un vero e proprio bordello di situazioni che non lascia scampo ai più distratti. E’ severamente consigliato prestare attenzione e non sbirciare continuamente il telefonino.

Non c’è CGI

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La cura a quattro film consecutivi sui Transformers (qui la recensione di Age of Extinction)  era semplice: un film senza effetti speciali. Una pellicola in puro stile Hollywood anni ’90, senza lo zampino della Weta Digital o della ILM. Sia chiaro che anche volendo non sarebbe stato necessario impiegare degli effetti digitali in questa pellicola e questo ritorno alle origini da parte di Michael Bay mi è piaciuto parecchio. Relax!

Steve Jablonsky

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Ormai cura le musiche dei film di Bay da The Island, innovando il panorama musicale cinematografico sotto l’ala protettiva di Hans Zimmer. E’ un altro figlio prediletto del compositore tedesco a cui è stata data una chance. Ottime le musiche anche in questa pellicola, perfettamente in linea con il tono da dark commedy. La firma di Jablonsky si sente in ogni singola nota.

Il sogno americano ha sempre il suo fascino

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Alzi la mano chi non si esalta davanti a un film che parla di scalata al successo o di realizzazione del sogno americano. E’ un tema ricorrente nei film di Hollywood perchè è quello che spesso in america succede alle persone comuni: da zero a mito. Il sogno che diventa realtà dopo immensi sforzi commuove e ci ricorda che tutto è possibile, basta crederci!

Gli antieroi sono meglio degli eroi

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Tre idioti che per realizzare la scalata al successo fanno cose da non fare sono meglio di tre idioti che non realizzano nulla perchè è illegale o moralmente sbagliato. Gli antieroi si spingono oltre i limiti per raggiungere obiettivi apparentemente giusti,  utilizzando metodi quasi sempre non convenzionali. E nel farlo sono incredibilmente fighi!

C’è un buon quantitativo di gnocca

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Bay è uno dei registi più maschilisti in circolazione. Vende da anni l’idea del maschio Alpha, del macho a tutti i costi che ha servito nei marines con 100 kili di muscoli e la verità in tasca. La donna invece è sempre dipinta come una stupida oca bionda che da il meglio di se negli strip club dimenando il culo. La classica scena in discoteca piena di fighe mezzo nude c’è in molti suoi film, e non manca certamente in questo.

Non c’è Shia LaBeouf

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Sarà pure un bravo attore ma aveva rotto le palle. Quel suo continuo frenetico balbettio da nerd impacciato ci stava bene nel primo Transformers, ma poi basta! Harrison Ford dopo le riprese dell’ultimo Indiana Jones lo ha affettuosamente definito un Fottuto Idiota. In Pain & Gain fortunatamente ha lasciato spazio a Mark Walberg. Allelujaaaa!

Un commento su “Pain & Gain: Dieci ottime ragioni per vederlo

  • 14 Novembre, 2013 alle 6:54 am
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